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La dottrina esoterica del nome di Allah

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In questo trattato Ibn ‘Aṭā’ Allāh mette per iscritto l’insegnamento orale trasmessogli dal Maestro Abū al-‘Abbās al-Mursī (successore del fondatore eponimo della Via iniziatica Šāḏiliyya, Abū al-Ḥasan al-Šāḏilī) consistente nella concentrazione dell’aspirazione spirituale verso il Principio dell’esistenza mediante il Nome divino Allāh.
La dottrina esoterica del nome Allāh si presenta suddiviso in due parti: la prima tratta della Dottrina dell’Unità divina a partire dall’analisi del Nome supremo, del Suo rapporto con i Nomi eccellenti e del simbolismo delle Sue lettere; la seconda della tecnica operativa della Menzione rituale, con particolare riguardo a quella del Nome supremo, e dei diversi gradi di realizzazione a essa collegati.
Questa è la prima traduzione completa in lingua occidentale, ottenuta raffrontando e integrando l’edizione a stampa con una copia manoscritta.

222 pagine

Il Leone Verde editore.

 

INTRODUZIONE

Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso

La presente traduzione è stata condotta su due copie del testo: una è la prima edizione a stampa, l'altra è un manoscritto risalente verosimilmente al 1800.

La copia a stampa è stata pubblicata nel 1930 (H. 1348) dalla casa editrice cairota Al-Matba"a al-misriyya bi-1-Azhar diretta da Muhammad Muhammad "Abd al-Latif, il quale, nella postfazio-ne, precisa che il manoscritto a sua disposizione rappresenta l'unica copia in circolazione.

La copia manoscritta, costituita da 80 pagine in stile calligrafico magrebino, è conservata presso una biblioteca della cittadina di Rawda Hayri in Egitto, dov'è catalogata col codice numerico 720. Del manoscritto abbiamo a disposizione una copia fotografica conservata in al-Azhar (614/3), citata nel catalogo di Carl Brockelmann Storia della letteratura araba (154/2).

Siamo a conoscenza dell'esistenza di un secondo manoscritto conservato presso la biblioteca di stato di Monaco in Ger-mania, e citato dal segretario della biblioteca Joseph Aumer col codice numerico 140 nella seconda parte del tomo primo, quella dedicata ai codici arabi, del Catalogo dei codici manoscritti della regia biblioteca di Monaco (Monaco, 1866): egli vi menziona, oltre al titolo, la frase iniziale del preambolo e, per 

esteso, i titoli dei due capitoli dell'opera, che risultano essere coincidenti con quelli della stampa cairota del 1930 e del manoscritto a nostra disposizione. Carl Brockelmann lo cita nel suo catalogo (481/6).

Della sua esistenza, e della sua attribuzione a Ibn "Ata' Allah, si ha la conferma da parte di svariati Sapienti, di cui il primo in ordine di tempo è Ahmad Zarrüq (m. 899/1493), che cita l'opera, con un titolo leggermente diverso, contestualmente all'elenco della catena di Maestri (Isnad) da cui ha ricevuto l'autorizzazione alla trasmissione del testo delle Hikam: «Ne siamo venuti a conoscenza con un'autorizzazione ricevuta oralmente dal Maestro Sams al-din al-Sahawi nell'anno 876 nella sua abitazione del Cairo, il quale ha detto: "Ne siamo venuti a conoscenza con un'autorizzazione ricevuta a Gerusalemme dal Maestro Abu Zayd 'Abd al-Rahman ibn 'Umar al-Qabbani"; questi a sua volta ha detto: "Ne siamo venuti a conoscenza con una lista completa dei libri di Ibn

"Ata' Allah dal Maestro dell'Islam Tagi al-din abu al-Hasan 'Ali ibn 'Abd al-Kafi al-Subki, che l'ha ricevuta dallo stesso Autore,

e che comprende: Al-Tanwir ft isqat al-tadbir, Lata' if al-minan,

Tag al-'arus, Miftah al-falah e Al-Qawl al-mugarrad fi-l-ism al-

mufrad"» (Al-Hikam al-'ata'iyya, p. 8).

Il testo, come lasciano intuire le parole pronunciate al termine del primo dei due capitoli in cui esso è strutturato, è con molta probabilità la trascrizione di un insegnamento orale trasmesso da Maestro a discepolo. È lecito supporre che esso sia il risultato di un processo di assimilazione e di rielaborazione da parte di Ibn 'Ata' Allah delle parole del suo Maestro al-Mursi: questi, così come il suo predecessore al-Sadili, fondatore eponimo della Sadiliyya, non ha lasciato alcun insegnamento scritto (di entrambi esiste soltanto una limitata corrispondenza privata), ed egli ha avuto il compito di trasmettere per iscritto ai discepoli della nascente organizzazione iniziatica i fondamenti della Dottrina e del 

metodo ricevuti oralmente da lui, "incorporando" nei propri testi la sua influenza spirituale.

Il titolo originale del libro, L'aspirazione esclusiva nella conoscenza del Nome isolato, allude sinteticamente al contenuto dell'opera, l'essenza dell'insegnamento e del metodo trasmessi da al-Sadili all'interno della sua Via iniziatica, consistente nella concentrazione dell'aspirazione spirituale verso il Principio dell'esistenza: «La sua Via iniziatica, Allah sia soddisfatto di lui - scrive il Maestro - si fonda sulla concentrazione unitiva su Allah e sull'abbandono della separazione, mantenendo l'isolamento e la Menzione rituale (Dikr)» (Lata'if al-minan, p. 120). Il mezzo utilizzato a tale scopo è il Nome divino Allah, il quale, essendo una Parola sacra e non una semplice parola stabilita in base a una convenzione umana, costituisce un vero e proprio simbolo in grado di svolgere una duplice funzione: mediante il grafema e il fonema delle Sue lettere costitutive, quella di esprimere la Dottrina riguardante la manifestazione del Principio col passaggio dall'Uno al molteplice; mediante la Grazia di cui Esso è veicolo in qualità di ausilio esteriore della presenza del Nominato - se opportunamente "vivificato" dall'influenza spirituale trasmessa da un'iniziazione - quella di risvegliare l'intuizione intellettuale so-vra-individuale e di consentire il ritorno alla non-manifestazione dell'Unità principiale nel caso in cui sia utilizzato come supporto di meditazione attuandoNe la Menzione rituale.

In funzione di ciò, l'opera si presenta suddivisa in due parti. La prima parte, dopo un ampio spazio riservato all'esposizione della Dottrina dell'Unità divina (Tawhid) dal punto di vista essoterico

- quella del Nome supremo e del Suo rapporto con i Nomi eccellenti in parallelo a quella del Principio e del Suo rapporto con i gradi della manifestazione - allo scopo di dare una preparazione teorica essenzialmente in linea con quella ortodossa della scuola teologica a$ arita, tratta della dottrina esoterica della Scienza 

delle lettere applicata al Nome supremiamen a - furaf, sciena delle tonale simbolica, di caratere propriamente intuitivo e com. ceadiativo, relativa all'auto-manifestazione del Principio, orien.

Lem possibilità di manifestazione, allo sviluppo di queste e ai. cosmogonia) la quale veniva trasmessa oralmente all'interno del costa iniziatica come testimoniato dal Maestro, che, riferendosi da dI: Murst, afferma: «Non 1o ho sentito parlare che a proposito de 'Intelletto superiore (al-'Agi al-akbar), del Nome supremo e delle sue quattro sezioni, dei Nomi divini, delle lettere...» (Latay al-minan, p. 107). La seconda parte invece, tratta della tecnica operativa della Menzione rituale - compresi i diversi gradi di rea. lizzazione e conoscenza ad essa collegati - con particolare riguar do a quella del Nome Allah, specialmente riservata all'iniziato che ha avuto modo di raggiungere un certo grado di realizzazione e di conoscenza effettiva della Dottrina, a cui il Maestro al-Mursi si rivolge dicendo: «Che la tua Menzione rituale sia "Allah!" quanto questo Nome è quello che ha autorità sugli altri Nomi divini (sultán al-Asma"): gli sono propri un tappeto e un frutto, il suo tappeto è la scienza e il suo frutto è la luce, la quale non dev'essere fine a se stessa ma deve condurre allo svelamento intuitivo e alla visione diretta» (Lata'if al-minan, p. 165).

Per l'analisi approfondita del testo rimandiamo alle note che accompagnano la sua traduzione: assolutamente imprescindibili per il suo studio e la sua comprensione sono stati gli scritti di René Guénon ('Abd al-Wähid Yahya), in modo particolare i numerosi riferimenti diretti alla Dottrina e al metodo di realizzazione della Tradizione islamica presenti in essi (dopo la Tradizione indù, è quella islamica la fonte dalla quale Guénon maggiormente attinge per la sua esposizione delle Dottrine metafisiche e delle pratiche rituali), che, come si avrà modo di constatare dai brani che abbiamo estrapolato e citato, concordano perfettamente, nella modalità di esposizione e nell'utilizzo di certi termini tecnici appartenenti al 

lessico Sufi, con l'insegnamento trasmesso dal nostro Maestro (è opportuno ricordare, a tale proposito, che Guénon è stato affiliato a un'organizzazione iniziatica Sadilt, la Hamidiyya).

Rintracciando le fonti delle citazioni, anche testuali, presenti nell'opera, si ritrovano, oltre il Corano e le Tradizioni profetiche, le opere di riferimento dei Maestri della Sadiliyya: queste sono la Risala e lo Sarh al-Asma' al-husna di al-Qusayri, il Qut al-

qulüb di al-Makki, l'Ihya' ' ulum al-din e il Maqsad al-asna di al-Gazali, la Risala al-malamatiyya di al-Sulami, il Manazil al-

sa' irin di al-Ansari, il Tanbth al-gafilin di al-Samarkandi. Sono i testi classici del Sufismo, letti, studiati e commentati dai Maestri di questa Via, che li utilizzavano non solo come supporto per il proprio insegnamento, ma anche come veicolo dell'influenza spirituale.

Nonostante l'estrema concisione dell'esposizione dottrinale, abbiamo optato per una traduzione il più possibile fedele al testo originale, che tenesse conto della struttura delle frasi e rispettasse lo stile espositivo dei concetti.

Entrambe le copie contengono evidenti errori (il testo a stampa presenta anche diverse lacune) dovuti a un'inesatta lettura e interpretazione dei rispettivi manoscritti utilizzati per la loro stesura che probabilmente si presentavano parzialmente corrotti: confrontandole, abbiamo cercato, per quanto ci è stato possibile,

di emendarli.

La lode spetta ad Allah, Signore dei mondi.

 

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