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Il concetto di Dio nelle tradizioni Ebraica, Cristiana e Islamica

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!T Serie-Libri-In-Breve

La serie IIIT è una preziosa collezione delle pubblicazioni principali dell'Istituto scritte in forma sintetica, progettata per dare ai lettori una comprensione di base dei principali contenuti dell'originale.

Redatti in forma breve, facili da leggere, con un formato che fa risparmiare tempo, questi compendi offrono una panoramica, fedele e scritta con attenzione, della più ampia pubblicazione e speriamo che stimolerà i lettori ad ulteriori approfondimenti dell'originale.

Raffigurazioni antropomorfiche di Dio: Il concetto di Dio nelle tradizioni Ebraica, Cristiana & Islamica: Rappresentare l'irrappre-sentabile di Zulfigar Ali Shah è un monumentale studio pubblicato originariamente (integrale) nel 2012. Esso esamina attentamente le questioni dell'antropomorfismo nelle tre fedi abramitiche, come viene visto nei testi della Bibbia ebraica, del Nuovo Testamento e del Corano.

Nel corso della storia, il Cristianesimo e l'Ebraismo hanno cercato di conferire un senso a Dio. Giustapponendo la posizione islamica a que-sto, l'autore affronta la visione del mondo giudaico-cristiano e come ognuno ha scelto di regolamentare il suo incontro con Dio, fino a che punto questo è stato l'effettivo risultato della Scrittura e in che misura il prodotto di dibattito teologico, o dei decreti della Chiesa nei secoli successivi e l'assorbimento della filosofia ellenistica. Shah esamina anche la posizione dell'Islam profondamente anti-antropomorfa ed il discorso teologico islamico del Tawhid così come i Novantanove Nomi di Dio ed il significato che questi hanno avuto in merito alla comprensione dei musulmani di Dio e dei Suoi attributi. Mentre descrive come questi divennero la pietra di paragone del dialogo musulmano con l'ebraismo ed il cristianesimo, egli critica le affermazioni teologiche e le prospettive che hanno smorzato, se non contrastato, il rigido monoteismo.

Mentre il secolarismo discute se Dio è morto, la questione dell'antropo-morfismo è diventata una questione di immensa importanza. La ricerca 

di Dio, specialmente in questi giorni ed in questa epoca, è in parte una ricerca di desiderio intellettuale. Per Shah, i concetti antropomorfici e le raffiqurazioni corporee del Divino sono forse tra i principali fattor dell'ateismo moderno. Come tale egli, in ultima analisi, trae la conclu sione che il desiderio postmoderno di Dio non sarà annullato da antichi concetti antropomorfici e corporei del Divino, che hanno semplicemente portato Dio in questo universo, con una precisa funzione storica ed una posizione specifica, riducendo la forza intellettuale e spirituale di ciò che Dio è e rappresenta, portando l'anima a sminuire il senso del sacro e, quindi, la fede in Lui.

Il lavoro del Dr. Shah costituisce uno sfondo importante per qualsiasi studio o discussione di questo problema teologico storicamente cruciale.

 

Introduzione

Quest'opera è un'esposizione dettagliata sulle questioni dell'antropo-morfismo e corporeità (la descrizione di Dio in termini fisici umani, categorie o forme inappropriate per la Maestà di Dio) nell'Ebraismo, nel Cristianesimo e nell'Islam, e come queste vengono trattate nei testi della Bibbia ebraica, del Nuovo Testamento e del Corano. È inoltre, un esame dettagliato dei successivi sviluppi del pensiero teologico, dell'interpretazione scritturale e della critica esegetica per quanto riguarda l'antropomorfismo e di come questi elementi abbiano influenzato in modo significativo la percezione di Dio da parte dei seguaci di tutte e tre le tradizioni. Dio ha creato l'uomo a Sua immagine morale, il che significa che Egli ha voluto che l'umanità vivesse una vita contrassegnata da giustizia, uguaglianza, correttezza, reciproco rispetto, sim-patia, amore, compassione, carità ecc. D'altra parte l'umanità ha anche scelto di violare i più elementari comandamenti morali di Dio e di restituire il favore creando Dio secondo la propria immagine di uomo, piuttosto severamente, portando l'ineffabile Altro trascendentale nei regni della struttura e dello spazio, solo per servire programmi nascosti e desideri egoistici. In effetti, i figli di Abramo (con ciò si intende la coscienza semitica) personalizzarono, nazionalizzarono e antropomor-fizzarono la Divinità trascendentale così che Egli in realtà divenne solo una versione più grande, più potente e più letale di loro stessi. Come tale, l'umanità non ha esitato ad avocare a Dio le proprie variegate strategie individuali, comunali e nazionali, le pratiche, le idee, le simpatie e le antipatie ecc. per creare così un esterno assoluto di idee finite di nazionalità, etnia, razza, politica, ideologia e persino teologia. Innalzando ai più alti livelli di importanza dei fenomeni storici limitati come la terra, la razza, un personaggio storico o una particolare nozione della divinità o della legge, ciò che l'umanità in ultima analisi è riuscita a fare, è di sostituire l'Unico e Solo assoluto, avendo creato multipli assoluti infinitamente inferiori, di natura e valore intrinsecamente limitati in confronto a Lui. Era inevitabile che questa speculazione idolatra, 

questa idea creata dall'uomo di un Dio nazionale o personalizzato,

Avrebbe portato ad una risposta scottante, ad una resistenza violenta avrella fine sarebbe degenerata nell'inutilità. "Deismo" illuminato, se.

Quito da agnosticismo scientifico ed infine da ateismo sarebbero star il Fatale risultato. Mentre la scienza si è inesorabilmente sviluppata ed una filosofia di umanesimo secolare e materialismo ha sostituito le idee di religione e Dio diventando il nuovo ethos culturale, affermazioni ardite, come quelle di Karl Marx per cui la religione era l'oppio dei popoli, si sono impresse profondamente nell'immaginario comune. La chiave per la felicità umana ora consisteva nell' aumentare al massimo i propri bisogni materiali in questa vita e a non rinviare la gratificazione a una sorta di paradiso dopo la morte. Dimenticando naturalmente che la ragion d'essere della religione è quella di dare una risposta al significato dell'esistenza, fornire soluzioni spirituali ed etiche ai problemi materiali, preparare per la vita dopo la morte e non quella di soddisfare l'ego dell'uomo, la sua avidità, il suo desiderio per la promiscuità e amore per la gratificazione istantanea.

Nel frattempo, ciò che non poteva essere misurato, quantificato, o semplicemente osservato, venne reso obsoleto. Quindi, il trascendentale

Altro che si levò contro e al di là della sfera utilitaristica e che non Si auto-ridusse ad un fatto scientifico empiricamente dimostrabile, fu a sua volta reso inutile, con la religione semplicemente eliminata come il prodotto di paure ed esperienze infantili. Il risultato fu un'enorme e tragica perdita di fede, tale che anche il teologo americano Harvey Cox può affermare nel suo bestseller, La città secolare, la morte di Dio e la deificazione dell'umanità, piuttosto che una divinità trascendente.

Eppure, le statistiche parlano più delle dichiarazioni. Il coraggioso nuovo mondo dell'ortodossia Occidentale incarnata nel razionalismo scientifico e nell'umanesimo laico, può essere riuscito in qualche modo ad eliminare sia Dio che la religione dalla nostra coscienza immediata, ma non è riuscito ad eliminare la sofferenza umana, l'ingiustizia e la violenza. Infatti alcune delle peggiori guerre della storia umana sono state combattute sotto la bandiera di ideologie e dittatori secolari come Hitler e Mussolini. Alcuni sostengono che le speranze dell'Illuminismo morirono ad Auschwitz, il romanticismo del socialismo e del comunismo mori durante la rivoluzione bolscevica del 1917, con la rivoluzione cinese e con l'occupazione russa dell'Afghanistan, mentre il fascino del capitalismo e della scienza morì nel corso delle due Guerre mondiali. Inoltre, le idee atee degli ultimi secoli hanno creato problemi più profondi e radicati, vale a dire il nichilismo e la mancanza di scopi, derubando l'uomo della grande forza e speranza che possono derivare 

da una visione religiosa. Queste questioni sono più illogiche e problematiche rispetto alla fede in Dio, nel disegno cosmico e in una vita ricca di scopi. La ricerca di Dio è intrinseca alla natura umana, perché è la ricerca del senso, dei fini della nostra esistenza. Un'umanità divinizzata non rappresenta alcuna soluzione a questo anelito universale. La vera soluzione sta nel misterioso, ineffabile e trascendentale Altro che è la fonte di esistenza e la risposta definitiva al desiderio di significato dell'umanità. La vera soluzione alle sofferenze, all'ansia e al desiderio dell'umanità, si trova in una risposta adeguata a questa fonte trascendentale dell'essere, piuttosto che nel preoccuparsi della Sua essenza o semplicemente nel credere nella Sua esistenza. La religione è un'esperienza profondamente soggettiva, e così Dio viene conosciuto, non attraverso un calcolo, ma tramite sentimenti e comunicazione interiori.

Questo tipo di risposta richiede il coinvolgimento della totalità del nostro essere, una serie di esercizi spirituali e uno stile di vita pio, dedi-cato, disciplinato e morale. Ed è proprio questo stile di vita compas-sionevole, che permetterà all'umanità di liberarsi delle catene dell'egoi-smo, dell'avidità, dell'ego e dell'identità ristretta, per riflettere la vera unità di Dio Onnipotente, promuovendo l'unità di umanità, esistenza e cosmo. In un mondo di violenza e di ingiustizia, in gran parte perpetrati in nome di Dio, forse la via da seguire è quella di arrivare a riconoscere il livello in cui noi esseri umani abbiamo ricreato, per mil-lenni, Dio nella nostra immagine e permettere che questo ci motivi a lavorare per riportare il rapporto umano/divino alla corretta colloca-zione. Questo non accadrà senza prima capire come siamo arrivati al punto in cui siamo oggi. In sintesi, è l'opinione di questo autore che il desiderio postmoderno e post-secolare per Dio non potrà essere soddisfatto da antichi concetti antropomorfici e corporei del Divino, che hanno semplicemente abbassato Dio fino a questo cosmo, con una precisa funzione storica e una posizione specifica, riducendoLo a un dio minuscolo, e portando l'anima a sminuire il grande senso di stupore e riverenza che si dovrebbe provare e che dovremmo sentire alla menzione di Lui. 

 

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